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[…] Le sue interpretazioni sono caratterizzate da una padronanza tecnica ineccepibile e, al contempo, da una squisita espressività, che restituisce la complessità emotiva e la sottile architettura di queste musiche antiche. Ascoltando “Quanta beltà”, si percepisce la cura con cui Marchese ha saputo cogliere l’anima di ogni brano, trasformando l’esecuzione in un’esperienza d’ascolto intima e illuminante. È un lavoro che celebra non solo la musica, ma anche l’arte della letteratura liutistica stessa. […]

[…] “Quanta beltà” è un’uscita discografica di assoluto rilievo. Massimo Marchese dimostra ancora una volta di essere uno dei massimi esponenti nel panorama liutistico contemporaneo, offrendo un album che è un gioiello di arte e storia, perfettamente in linea con la sua meticolosa opera di valorizzazione, iniziata con lavori come “1611 Darkness e Light.” […]

‘Elisabetta Amistà (Alessandriatoday, gennaio 2026) read more


[…] l’artista savonese ha saputo offrire un’esecuzione la cui peculiarità è data da un binomio fatto di chiarezza e di bellezza; chiarezza nel dipanare le complesse architetture sonore di Kapsberger, andando a esaltare quel continuo gioco di chiaroscuri che permea la sua scrittura compositiva; bellezza nel restituire adeguatamente l’idea di classicità, di una staticità multiforme con la quale si irradiano i brani di Ballard, dando modo a un ascoltatore attento e partecipe di cogliere quelle basilari differenze che animano la visione musicale dei due compositori. […]

[…] A più largo respiro, Marchese, e ciò non accade solo in questa produzione discografica della Aulicus Classics, è in grado con le sue indagini interpretative di cogliere pienamente lo spirito di ciò esegue; ciò significa essere padrone di una lucidità intellettuale, prima ancora che musicale, che gli permette di calarsi non solo nella scrittura sonora, ma anche nella temperie dell’epoca alla quale quella scrittura appartiene […]

Andrea Bedetti (Musicvoice, luglio 2025) read more


[…] Marchese non fa rimpiangere il lirismo di melodia cantata, in quanto riesce a trasmettere il canto insito nella strumentazione, passando dall’evocazione gioiosa a quella più malinconica fino ad assecondare il crescendo di armonie.

‘Elisabetta Amistà (Alessandriatoday, marzo 2025) read more


[…]  This well-rounded program is expertly performed by Massimo Marchese, who studied with Iakob Lindberg and whose career as a lutenist has taken him on even farther-flung travels than Rubens. The sound is goodvibrant and “up close”.

CRAWFORD  (American Record Guide – January/February 2013)


[…] uno strumentista, dunque, con le carte in regola per affrontare un itinerario virtuosistico avvalendosi di un’impostazione stilistica rigorosa ed attendibile […]

Claudio Bolzan (Musica 244, marzo 2013)


[…] “Il bel cd di Marchese propone una serie di composizioni sia di importanti autori sia anonime nelle quali l’interprete mette in evidenza con abilità e padronanza tecnica le potenzialità espressive dello strumento utilizzato”.

Piero Barbareschi (gothicnetwork.org, settembre 2012) read more


[…] “Una preziosa lezione di stile e una realtà da considerare per appassionati e non”.

Elisabetta Amistà (cdclassico.com, settembre 2012)


[…] “A Massimo Marchese e alla sua tiorba tocca il brano dove i concetti musicali, che de Visée prese in prestito da Francois Couperin, si fanno più intensi: lo stupefacente rondeau Les Sylvains (tr. n. 19), che nella trascrizione per tiorba trova, nei continui ritorni del tema che sembra opporsi alle forze disgregatrici dei couplet, un’aura di malinconica ostinazione che rende il brano uno dei più interessanti del repertorio tiorbistico di sempre”.

Giovanni Cappiello (Eptachordon, gennaio 2012)


[…] “Staropoli, Marchese e Contadin propongono letture condotte con intelligenza critica e rigore, ma sostenute anche da una eleganza di suono e da una ammirevole duttilità espressiva.

Roberto Iovino (L’Invito, gennaio 2012)


[…]  Il liutista italiano Massimo Marchese, personaggio ben noto all’interno del mondo barocco italiano sia per la sua carriera solistica sia per le tante collaborazioni, è al suo debutto con questa etichetta (dopo aver consegnato alle stampe incisioni con stradivarius e tactus) e soprattutto è alla sua prima incisione solistica di repertorio barocco “pieno”. Coadiuvato da due partner di lusso, Marchese si dimostra uno strumentista di notevole caratura, sicuramente tra i migliori sulla scena italiana di questo momento, in termini di suono, di tecnica e di intelligenza interpretativa.

Carlo Centemeri (Audiophile sound, giugno 2011)


[…] “By way of interlude before the final two Suites, one of de Visée’s best known works, at least by guitarists, Les Sylvains de M. Couperin, is given a delightful outing on the theorbo by Massimo Marchese”.

Byzantion (reviews.gramma.co.uk, July 2011)


[…] “Massimo Marchese is a technically accomplished and imaginatively sympathetic performer of this music. As implied earlier, a good deal of this music is by no means straightforward, technically speaking, and Marchese’s assured playing of his six-string lute (made by Ivo Magherini of Bremen in 2003) is a pleasure to hear. In the ‘arrangements’ of vocal music the readings are nicely phrased and eloquent, the ornaments relished but not at the cost of forward momentum; in the more abstract ricercares, he articulates their often quite elaborate patterns with fair clarity, and conveys attractively the sense of pleased discovery”.

Glyn Pursglove (www.music web-international.com, giugno 2010)


[…] “Massimo Marchese war ihr mit seiner Laute ein sehr aufmerksamer Begleiter. Er spielte sich nicht in den Vordergrund, sondern bereitere ein sehr gutes instrumentales Ambiente für Anna Bessis ausdrucksvollen Gesang. Dass er außerdem ein exzellenter Solist ist. stellte Marchese beim Vortrag der Toccata von Girolamo Kapsberger (1580 bis 1651) unter Beweis – intesiv, virtuos, gefühlsbetont”.

Andreas Stolz (Wolfsburger Nachrichten, maggio 2010)


[…] “L’Intabulatura di Spinacino dà l’impronta di un’eleganza degna di Josquin Des Prez, dispiegata dal Massimo Marchese con timbri aguzzi, con cantabilità preziosa e verve ritmica cesellata”.

Alberto Corrado (Sipario, aprile 2006)


[…] “Un interessante cd edito dalla Tactus ripropone ora le pagine di Spinacino affidate al liuto di Massimo Marchese […] La musica strumentale all’inizio del Cinquecento oscillava fra forme autenticamente “strumentali” (il ricercare) e trascrizioni di pagine vocali. Marchese con lodevole tecnica e bel suono, offre una piacevole antologia di entrambe, mettendo in luce l’attenta ricerca tecnico/espressiva di Spinacino”.

Roberto Iovino (Il giornale della musica, aprile 2006)


[…] “Virtuosismi toccatistici a parte (d’altronde risolti con sicurezza), è nelle parti polifoniche che Massimo Marchese si mostra capace di non lasciare ‘lo strumento vuoto’. L’interprete savonese sostiene l’apollinea e cristallina trasparenza dell’opera con decisa autorevolezza, mettendo in buona relazione le corde del suo strumento con le linee dell’intavolatura di Francesco”.

Gian Enrico Cortese (Musica, marzo 2006)